Giovedì, 12 12 2019
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La malattia renale cronica

Convegno 4 Dicembre 2019
Polo didattico
Piazza Oderico Da Pordenone, 3

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La Malattia Renale Cronica (MRC) è definita come “una condizione di alterata funzione renale che persiste per più di 3 mesi” ed è universalmente classificata sulla base del filtrato glomerulare stimato (cVFG) in 5 stadi di crescente gravità. L’incrocio di questo dato con l’albuminuria graduata su tre livelli consente una migliore stima del rischio.

Nel “Documento di indirizzo per la malattia renale cronica”, adottato dalla Conferenza Permanente Stato Regioni nel 2014, la MRC viene definita “un problema di salute pubblica su scala mondiale in considerazione della diffusione della patologia e della prevalenza crescente nella popolazione generale”.

Risulta quindi fondamentale la realizzazione di un percorso diagnostico terapeutico assistenziale del paziente con malattia renale cronica allo scopo di ottimizzare l’assistenza attraverso l’approccio “assistenziale” con requisiti e caratteristiche omogenei a livello regionale e con lo specifico obiettivo del miglioramento della salute e della qualità delle cure.

Svolge in questo contesto un ruolo strategico la prevenzione primaria che si rivolge a tutta la popolazione ponendo in essere, attraverso tutti i mezzi d’informazione ed educazione disponibili, i migliori suggerimenti sugli stili di comportamento in termini di alimentazione, controllo del peso corporeo, attività fisica regolare congrua con l’età, astensione dal fumo attivo e passivo.

I MMG/PLS sono attori fondamentali nel riconoscimento precoce della MRC e nell’avvio di uno screening sistematico di particolari categorie a rischio.

Il Convegno affronterà tutti questi aspetti e proporrà specifiche proposte.

Attività motoria e salute nell'anziano: il ruolo del distretto tra sostenibilità sociale

Convegno 13 Giugno 2019
Polo Didattico
(Piazza Oderico da Pordenone, 3)

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La popolazione anziana rappresenta oggi un’emergenza in ambito programmatorio soprattutto in relazione alla gestione della cronicità.

La sfida è rappresentata dal contrasto sostenibile a questo scenario attraverso misure di prevenzione della conseguente perdita in autonomia personale in relazione non solo alla presenza di patologie singole o in comorbidità., ma anche in relazione agli stili di vita praticati, tra cui la sedentarietà. La sedentarietà cresce infatti all’aumentare dell’età ed è più diffusa nelle persone con basso livello d’istruzione e con maggiori difficoltà economiche, senza differenze significative tra uomini e donne.

L’attività fisica è uno strumento prioritario e fondamentale per la prevenzione delle malattie e appare oggi come una vera e propria “Biotecnologia per la Salute”. Le potenzialità benefiche del “movimento”, inteso come “super-farmaco” o meglio ancora come “super-profilassi”, devono essere prese in considerazione nelle principali strategie di prevenzione in quanto correlate all’elevatissimo impatto sociosanitario ed economico che, al contrario, lo stile di vita sedentario determina. L’attività fisica praticata regolarmente inoltre svolge un ruolo di primaria importanza nella prevenzione di malattie cardiovascolari, diabete, ipertensione e obesità. Riconoscendo il ruolo fondamentale dell’attività fisica come fattore protettivo nei confronti delle principali malattie croniche, infatti, gli stati membri dell’OMS hanno concordato nel 2013 l’obiettivo di ridurre di almeno il 10% la prevalenza di insufficiente attività fisica entro il 2025, come una tra le nove strategie per migliorare prevenzione e terapia delle malattie non trasmissibili.

In questa prospettiva, gli interventi legati all’attività motoria divengono importantissimi strumenti per la prevenzione, anche alla luce delle Linee di Indirizzo sull’Attivi- tà Fisica emesse nel marzo 2019 dal Ministero della Salute. L’aumento della popolazione anziana e del rischio di un correlato aumento di dipendenza impone la promozione di interventi di sanità pubblica mirati alla diffusione dell’attività fisica anche in questa fascia d’età. Promuovere l’attività fisica rappresenta pertanto un’azione di sanità pubblica prioritaria, ormai inserita nei piani e nella programmazione sanitaria in tutto il mondo, attraverso l’applicazione di strategie intersettoriali, cercando di intervenire sugli aspetti ambientali, sociali ed economici che influenzano l’adozione di uno stile di vita attivo ormai inserita nei piani e nella programmazione sanitaria in tutto il mondo.

Il Convegno si pone gli obiettivi di affrontare questi temi e di proporre soluzioni operative e organizzative affinché l’integrazione fra servizi sociali e sanitari possa concorrere a far nascere negli anziani una migliore consapevolezza che l’attività motoria è elemento determinante per la salute.

Stato dell'arte della rete assistenziale del dolore cronico non oncologico nel Lazio

Convegno 7 Dicembre 2018
Polo Didattico
(Piazza Oderico da Pordenone, 3)

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La legge 38/2010 “Disposizioni per garantire l’accesso alla rete delle cure palliative e alla terapia del dolore” ha rappresentato per il nostro Paese una punta di eccellenza. La Regione Lazio ha recepito immediatamente la legge con due Decreti del Commissario ad Acta: il DCA 83/10 che ha fornito il modello progettuale per la costituzione della rete assistenziale integrata ospedale-territorio per la cura del dolore cronico non oncologico e il DCA 84/10 che disegnato il modello progettuale per la costituzione della rete delle cure palliative.

La rete per il dolore cronico prevede specificatamente tre diversi livelli articolati nelle funzioni di Hub, Spoke e AFT; la struttura di accesso alla rete è collocata a livello territoriale, e si appoggia ai Punti Unici di Accesso distrettuali. La rete deve garantire la prossimità delle cure, funzioni specialistiche multidisciplinari (tramite gli Spokes) e funzioni diagnostiche e terapeutiche ad elevato contenuto tecnologico per forme rare e complesse (Centri Hub). I livelli territoriale e ospedaliero svolgono attività di diagnosi e cura secondo linee guida e protocolli condivisi, assicurando la presa in carico e la totalità del percorso diagnostico-terapeutico nei casi per i quali è possibile fornire le prestazioni richieste. I pazienti conferiscono ai centri Hub nei casi rari e complessi in cui gli interventi necessari siano caratterizzati da ricorso a tecnologie sofisticate ed alta specializzazione.

Purtroppo l’applicazione della Legge non è ancora omogenea sul territorio nazionale; anche nella Regione Lazio, nonostante la legge sia stata prontamente recepita, la rete assistenziale e organizzativa è ancora insufficiente. Ancor più critica è la terapia del dolore riferita al paziente pediatrico laddove la mancanza di informazioni epidemiologiche aggiornate sul dolore del bambino e ritardi di ordine culturale, professionale e organizzativo hanno influito negativamente sullo stato dell’arte della terapia del dolore pediatrico. A oggi solo in quattro ospedali pediatrici italiani è previsto un ambulatorio di terapia antalgica.

Non di minore rilevanza sono gli aspetti legati all’appropriato trattamento del dolore legati in taluni casi all’abuso di oppioidi maggiori, spesso anche dove questa tipologia di farmaci, secondo le linee guida, non sono indicati, provocando fenomeni di dipendenza; in altri casi si assiste al sottoutilizzo dei farmaci analgesici oppioidi orali e transdermici, nonostante la L.38 ne abbia liberalizzato la prescrizione, possibile su ricettario SSR.

Tutto ciò non può che ripercuotersi sulla qualità di vita delle persone.

Il rilancio dei Distretti nella Regione Lazio

Convegno 6 Luglio 2018
Polo Didattico
(Piazza Oderico da Pordenone, 3)

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La funzione del Distretto nella vigente normativa è ben chiara e si può così sintetizzare:

  • Garantisce la tutela e la promozione della salute secondo criteri di equità, appropriatezza, accessibilità e qualità dei percorsi sanitari e socio-sanitari e delle prestazioni erogate alla popolazione di riferimento;
  • Svolge un ruolo strategico, sia nella costituzione di reti assistenziali con baricentro territoriale, sia come facilitatore dei processi d'integrazione multiprofessionali e interdisciplinari;
  • Assicura qualità e appropriatezza, sia delle prestazioni erogate dai professionisti (dipendenti e convenzionati) che dei percorsi di presa in carico;
  • Garantisce, sulla base del profilo di salute della popolazione, della valutazione e analisi dei bisogni e dell'analisi dell'offerta, i servizi di accoglienza, i servizi di assistenza primaria e i percorsi di presa in carico, ciò anche mediante un'adeguata funzione di committenza interna ed esterna.

Nonostante le evidenti indicazioni previste dalla normativa, è da segnalare l'esistenza di modelli organizzativi e strutturali dei Distretti fortemente disomogenei fra le aziende sanitarie della Regione Lazio, che rendono tali funzioni difficilmente realizzabili con conseguente depauperamento delle risorse assegnate che potrebbe compromettere il futuro dell'assistenza territoriale con ripercussioni sull'intero "Sistema Salute".

Le decisioni regionali degli ultimi anni, che hanno visto l'avvio delle Case della Salute e rilevanti modifiche nell'offerta dell'assistenza primaria, sono state un importante avvio di un processo di cambiamento, che necessita di una forte accelerazione, mettendo insieme tutti i fattori trainanti il cambiamento.

L'obiettivo di questo Convegno è quello di mettere insieme le migliori proposte per rendere possibile un cambio di marcia all' inizio di questa legislatura. Incontrarsi e confrontarsi è da sempre lo strumento ideale per rendere operative le necessarie modifiche operative e di indirizzo, volte ad assegnare al Distretto il ruolo di "Struttura Aziendale di sanità pubblica", capace quindi d'innovare le organizzazioni e rendere possibile una risposta esaustiva ai bisogni di salute, attraverso un approccio proattivo di presa in carico delle persone, di partecipazione e di prossimità..

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Distretti Sanitari Laziali

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